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lunedì 16 aprile 2018

Siria: il gas inventato e i finti bombardamenti con i missili

I media ripetono ossessivamente la versione ufficiale Usa, nonostante sia chiaro che Trump abbia gravi problemi comportamentali e sia un bugiardo seriale.
E pare che troppi si siano scordati della montatura delle armi di distruzione di massa che giustificò l’attacco all’Iraq di Saddam. Ti ricordi? Ci dicevano che era necessario fermare gli iracheni prima che compissero stragi immense… Poi di armi chimiche non se ne trovò neanche un bidoncino. Allora i bugiardoni erano Usa e Inghilterra. Adesso si sono aggiunti Francia e Russia.
È però sgradevole dover ammettere che al momento non abbiamo strumenti decisivi per scoprire qual è la verità e che il movimento pacifista pare addormentato.
Però possiamo esercitare l’arte del sospetto.
Le domande senza risposta sono troppe.
A partire dall’ex spia russa che con la figlia sarebbe stata avvelenata in Gran Bretagna.
Si discute sui campioni prelevati dagli inquirenti inglesi e consegnati alle autorità Onu che vigilano sulle armi chimiche; le analisi avrebbero rivelato la presenza insolita di un allucinogeno potente, e una concentrazione del gas che avrebbe dovuto uccidere all’istante le due vittime, che invece sono vive. E le due cose non avrebbero senso: perché dare un allucinogeno a due persone che vuoi ammazzare? Perché una dose industriale di gas micidiale non li ha uccisi?
I Siriani e i Russi poi negano del tutto che ci siano stati massacri con il gas in Siria. Forniscono video che proverebbero la costruzione ad arte di tutta la storia (vedi sito ufficiale russo in italiano https://it.sputniknews.com/).
Ma altri mormorano che il lancio di missili sia stato addirittura concordato con i Russi e abbia colpito solo aree militari dismesse. Una sceneggiata insomma per dar modo a Trump di far seguire le sue parole deliranti con fatti appariscenti quanto inconcludenti.
Che senso può avere questa sceneggiata? Cosa ci guadagna Trump da questo (forse scenografico) bombardamento? È solo marketing?
Certo che se gli equilibri internazionali sono in mano a una banda di strateghi del social web marketing siamo nella merda!
Questi non sanno dove vogliono andare. Sono dominati dalla sete di like.
Il che vuol dire che il momento è gravissimo.
È indiscutibile che esista un partito trasversale del caos che punta su guerre e distruzione, che vuole impossessarsi dei giacimenti petroliferi altrui e dei territori che saranno attraversati da oleodotti e gasdotti (che permetteranno a questo o a quello di diventare fornitori di combustibile in mercati colossali).
La situazione è però sempre più incasinata perché nuovi attori sono entrati in scena. È un fenomeno globale: nei parlamenti europei cresce sempre più l’influenza dei cosiddetti “partiti anti-sistema” e pure Trump è un fuori casta; e questi nuovi protagonisti hanno sparigliato gli equilibri tra i vecchi partiti; se guardiamo la situazione mondiale è simile: la Cina non si occupa più soltanto di produrre telefonini e magliette a basso costo: è partita con una campagna commerciale potentissima, grazie alla quale, ad esempio, si è accaparrata una bella fetta dei contratti per la ricostruzione dell’Iraq, il che sicuramente ha fatto incazzare il “Partito del Caos” statunitense che sperava di mungere l’economia irachena per decenni…
E anche in Africa la Cina sta andando avanti con un’incredibile invasione: conquista mega appalto dopo mega appalto: ferrovie, strade, dighe, infrastrutture industriali. E stanno spiazzando tutti perché loro non sparano, firmano contratti.
Il groviglio è grande anche perché il “Partito del Caos” Usa non è una forza lobbistica organizzata (che non ci lascerebbe speranze) ma un’orda di complotti secondari che si agglutinano mentre si azzannano tra loro, come le carovane di cercatori d’oro nella California del 1800, marciavano insieme, si sparavano addosso, si derubavano, e comunque ammazzavano collettivamente gli indiani.

Quel che possiamo fare per capire frammenti di quel che succede è guardare al passato recente (e inorridire).
I Russi sono governati da un manipolo di ex capi del Kgb, gente che ha passato la vita a spiare gli oppositori e a mandarli in Siberia, gli stessi che hanno lasciato una scia di orrori in Afghanistan e Cecenia
Dall’altra parte gli Usa hanno pagato Saddam perché combattesse l’Iran, poi i Talebani e Bin Laden perché combattessero i Russi, poi l’Isis perché combattesse il dittatore siriano, e continuano ad appoggiare i Sauditi, che la democrazia non sanno neanche come si chiama, e che stanno massacrando gente nell’Africa centro orientale.
In effetti hanno pure finanziato i Curdi contro l’Isis, erano gli eroi dei media mondiali. Adesso che i Turchi li stanno sterminando sono solo i figli della povera schifosa e che crepino facendo meno rumore possibile (avevano fatto lo stesso con i ribelli iracheni, durante la prima guerra irachena, prima li armarono e incoraggiarono, poi firmarono la tregua con Saddam lasciando che lui se li ammazzasse con calma).
I Francesi invece si sono distinti nella capacità di gettare la Libia nel caos pagando delinquenti comuni perché rovesciassero Gheddafi, colpevole di aver coperto d’oro Sarkosy. È stato come dotare la Ndrangheta di bazooka, mortai, razzi terra/aria, autoblindo e obici. Chiaro che poi ti combinano il casino generalizzato.

La grande domanda in realtà è un’altra: il movimento pacifista riuscirà a svegliarsi e fermare questa ondata di violenze e manipolazioni?
Quando si temeva la guerra in Iraq ci fu una grande reazione: 100 milioni di persone in piazza in tutto il mondo e milioni di bandiere della pace appese alle finestre in Italia. E non siamo riusciti a fermare quella follia.
Dopo almeno due milioni di morti e Afghanistan, Iraq, Siria e Somalia distrutti e milioni di profughi, possiamo dire che avevamo ragione a opporci alla guerra ma certamente abbiamo bisogno di inventare un modo diverso, più efficace di opporci.
Alcuni strumenti che funzionano veramente già li conosciamo. Alla vigilia dell’invasione dell’Iraq lanciammo una campagna di sciopero degli acquisti contro Esso e Shell. Fu un grande insuccesso, e si verificò che un conto è appendere una bandiera arcobaleno alla finestra, un conto è cambiare distributore di carburante quando hai già iniziato la raccolta punti per la telecamera.
Il mondo segue i soldi. E solo chi ha molti soldi ha potere.
In Italia ci sono circa 3 milioni di progressisti radicali, sparsi qua e là dal punto di vista del voto politico, ma che lavorano assieme nella cultura e nelle iniziative solidali ed ecologiche. Se solo 500 mila di questi oppositori radicali decidessero di comprare l’auto assieme, stipulare contratti concordati collettivamente con banche, telefonia e assicurazioni, avrebbero un enorme potere contrattuale, potrebbero risparmiare denaro e premere economicamente sulle grandi multinazionali che comandano il mondo: “Se stai col partito del caos non ti compriamo più!” E quanti sono gli oppositori radicali nel mondo? Che potere d’acquisto collettivo hanno?
Si potrebbe fare ma non si fa… Sembrano cose lontane, impossibili…

Alla fin fine l’esistenza della guerra è una questione di cultura come tutto il resto: i bambini ammazzati ti danno un brivido di disgusto ma passa subito.
Separare la nostra economia, individualmente, tutti i giorni, da quella dell’industria della morte richiede grande determinazione morale e la costruzione di una vera rete di economia etica.
Una rivoluzione culturale.
E mi sa che è arrivato il momento di iniziarla veramente.
Non vorrai mica lasciare il mondo in mano a questi pazzi?

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