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venerdì 20 maggio 2016

Dialogo tra un Maulvi e un Vaisnava


 

Dalla rivista 'Raggi di Armonia Vol " N.1 Marzo 2001

Dialogo tra un Maulvi e un Vaisnava
Pubblicato per la prima volta nel numero di aprile 1931 dell'Harmonist.

Il titolo originale di questi articoli era "Un Discorso Con Un 
Maulvi". Vedere gli armoniosi accordi tra il Vaisnavismo (talvolta 
chiamato Induismo dai Cristiani e dai Musulmani) e l'Islam dà fresche 
speranze che le differenti religioni possano vivere in modo 
cooperativo e pacifico, fianco a fianco, con tolleranza religiosa.
Un "vero indù" è un "sincero seguace dei Veda".

Indu: Non puoi dire che la verità rivelata nella Bibbia non sia 
superiore a ciò che è rivelato nel Corano; e inoltre che ciò che è 
rivelato nel Bhagavata non sia la conoscenza suprema.

Maulvi: Ma Hazrat Maometto fu l'ultimo ed il più grande dei Nabi.
I: Può darsi che sia stato l'ultimo, tuttavia può darsi che non sia 
il più grande. E potrebbe anche essere stato il più grande, senza 
tuttavia insegnare la conoscenza più elevata. Quali insegnamenti 
proporrà un professore di fronte ad una classe di allievi che non 
sono a conoscenza dell'alfabeto? L'ordine cronologico nell'avvento 
dei profeti non crea la differenza nella qualità dei loro 
insegnamenti. Quest'ultimo fattore differisce a seconda delle 
capacità dell'istruito.
La storia mostra che quando gli Ariani indù già recitavano gli inni 
del Rg-Veda, il resto dell'umanità era ancora in fasce relativamente 
alla crescita spirituale. Gli storici datano questo al 4000 a.C. ma 
gli esperti di astrologia lo retrodatano fino al 10.000 a.C. 
Evidentemente queste due categorie di esseri umani hanno bisogno in 
ogni epoca di specifici insegnamenti per la loro crescita spirituale. 
Non si può servire lo stesso piatto ad un adulto e ad un infante. 
Poichè apparso in epoca così relativamente recente come è il VII 
secolo d.C., Maometto ha avuto a che fare con una classe di persone 
che si trovavano ad un certo livello di evoluzione spirituale. Si 
trattava di adoratori di idoli, di persone che deificavano la 
materia, che adoravano Lat, Monat e Gora come loro divinità 
originali, giungendo ad annoverare ben trecentosessanta distinti 
idoli.
Essi osservavano un lutto nazionale se, accidentalmente, una 
qualsiasi parte di uno di questi idoli si rompeva. Riconoscevano più 
di qualsiasi altra cosa la forza bruta. Erano divisi in differenti 
tribù e queste tribù erano sempre in lotta tra di loro. Quando 
Maometto cominciò a predicare essi si levarono con fermezza in difesa 
delle loro tradizioni e cominciarono a cospirare per porre fine alla 
sua vita. Maometto allontanò il pericolo impugnando la spada. Fu 
una necessità. Ciò che Cristo fece attraverso l'amore e la 
sofferenza, Maometto l'ottenne attraverso l'amore e la violenza. 
Grazie alla spada egli diede loro la pace e con la spada i suoi 
seguaci la mantennero. Ancor oggi nella società maomettana prevale 
l'usanza di punire un crimine sociale con il metodo della pubblica 
fustigazione.
E' opinione di molti che la spada acuisca la tendenza a violare la 
pace. Alzando la spada si suppone si infranga la pace. La spada, 
inoltre, pur punendo il crimine, ne lascia intatta la causa. L'amore 
sofferto può anche rimuovere la causa e stimolare amore in cambio: si 
ha così la vittoria della forza dell'anima sulla forza fisica. 
L'amore si manifesta in un'anima nella sua piena consapevolezza 
spirituale. Tutti, nella loro relazione con Dio, diventano gli 
oggetti dell'amore di una tale anima.
Non si può dire che Cristo abbia avuto successo tra la gente di 
Israele, Maometto fu più fortunato con il popolo vicino, gli Arabi. 
Mentre il secondo raggiunse la sua meta facendo sanguinare i suoi 
nemici sotto la sua morsa, il primo dette la sua vita sulla croce con 
un'ammonizione non per questo meno potente: "Padre, perdona loro 
perchè essi non sanno quello che stanno facendo." Cristo morì, e con 
Lui morirono tutti coloro che l'amarono. Essi morirono nel corpo per 
vivere nello spirito. "Perchè" disse S. Paolo, "l'amore di Cristo ci 
ha obbligato; poichè noi giudichiamo che se qualcuno muore per tutti, 
vuol dire che coloro che vivono non devono più d'ora innanzi vivere 
in sè stessi, ma vivere in lui che morì per loro e poi risorse."
I seguaci di Maometto volevano vivere nel migliore dei modi anche nel 
loro corpo materiale. "Lottate" dice Maometto, "in nome di Allah, 
contro coloro che combattono con voi. E uccideteli ovunque li 
troviate e scacciateli da dove essi vi hanno scacciato." (C. 11, 
190-191). Maometto consigliò ai suoi seguaci: "Opponetevi al male: 
dovete amare il vostro vicino e odiare il vostro nemico." Mentre 
Cristo consigliò i suoi seguaci in un modo diverso senza però 
contraddire ciò che Maometto disse: "Non opponetevi al male: amate i 
vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a 
coloro che vi odiano e pregate per coloro che malignamente vi usano e 
vi perseguitano. Che possiate essere i figli di vostro Padre che è 
in cielo."

M: Vorresti dire che Hazrat Maometto erroneamente fraintese delle 
azioni fisiche per delle verità spirituali?

I: Non dico questo. Egli non avrebbe potuto fare un tale errore. 
Egli non fece ricorso alla spada come ad un metodo per predicare la 
sua fede. Fu per lui una necessità combattere contro coloro che 
vennero impugnando le spade per scacciare e uccidere i Musulmani. 
Egli non combattè per la conversione nè per il bottino, bensì "per 
mettere fine alla persecuzione e stabilire la libertà religiosa". 
Considerandolo da questo punto di vista, fu una necessità. Egli 
dovette trattare con le persone in un modo ben differente da come si 
trovò a trattare Cristo. Il vangelo d'amore di Cristo, nella forma 
da lui presentata, non avrebbe avuto alcuna possibilità di successo 
con quella gente che non capiva nient'altro che la forza fisica, e 
considerava la prosperità materiale un emblema di potenza spirituale. 
Sebbene i seguaci di Maometto all'inizio, dovuto all'inferiorità 
numerica, fossero esitanti a rischiare la loro vita in una battaglia 
di fronte un più gran numero di ben armati nemici, Maometto li esortò 
a combattere come ordinato da Allah. Egli dice : "Vi si comanda di 
combattere, il che non vi è gradito; può darsi che non vi piaccia 
qualcosa che invece è favorevole, mentre amate una cosa per voi 
nociva; Allah sa tutto ciò, mentre voi lo ignorate." (C. 11, 216)
Nella mano di Maometto la spada fu come la verga magica di Mosè. 
Egli compì miracoli nelle battaglie. Con 313 uomini mal equipaggiati 
ed inesperti, sconfisse a Badr una grande armata ben addestrata e ben 
equipaggiata composta dai Quaraish della Mecca. La gente cominciò ad 
affluire nel suo campo. Era più l'amore per la battaglia e per il 
bottino che non la fede in lui, che attrasse queste persone in così 
gran numero. L'Islam cominciò a manifestarsi più come un potere che 
come una fede. Subito dopo la scomparsa di Maometto i suoi seguaci 
cominciarono a incutere terrore nel cuore di tutti con il loro grido 
'Allah ho Akbar!' che perdendo tutto il suo significato spirituale 
divenne semplicemente un grido di guerra. Il vasto territorio che si 
estende dalla Spagna a occidente, fino alla Birmania a oriente, 
avvertì il peso delle loro armi. Si attuarono molte conversioni 
forzate e furono commesse molte abominevoli atrocità in quel periodo. 
Tutto ciò era contrario al Corano e al pio desiderio del profeta, 
infatti il Corano dice: "Combatti per Allah coloro che combattono 
contro di te, ma senza eccessi; sicuramente Allah non ama coloro che 
superano i limiti. Uccidili ovunque tu li trovi, e scacciali da dove 
essi ti hanno scacciato. Ma se essi desistono anche tu devi 
desistere. Combatti finchè cesseranno le persecuzioni; ma se essi 
desistono allora devono terminare le ostilità tranne per gli 
oppressori." (C. 11.190-193)
Contrariamente a tutte queste chiare ingiunzioni del Corano, essi 
cominciarono a combattere in modo aggressivo contro tutte le nazioni 
vicine. Invece di combattere seguendo Allah essi cominciarono a 
combattere a modo loro. Combatterono queste guerre come jehad, 
creando indicibili sofferenze a milioni di persone inermi o mal 
difese, di certo non aggressive. Maometto combattè "per mettere fine 
alla persecuzione e stabilire la libertà religiosa", ma i suoi 
seguaci combatterono e stabilirono l'intolleranza religiosa.
Essi erano, di fatto, temuti ed odiati dappertutto, non certo amati, 
sebbene essi stessi tenessero in grande stima tutti i loro successi 
militari come emblema di progresso spirituale che li avrebbe condotti 
al paradiso. Infatti, per molti dei suoi seguaci, il vangelo d'amore 
che Maometto voleva predicare andò interamente perduto. E' ora molto 
difficile determinare se l'Islam come fu praticato dalla maggior 
parte dei re e dei conquistatori, si possa definire "edificatore di 
pace" o "distruttore di pace".

M: Non preoccuparti dei cattivi seguaci. Esaminando la religione di 
quel particolare ramo dei suoi seguaci non puoi arrivare a conoscere 
la religione del profeta. Riguardo alle reali credenze dei 
differenti profeti, penso non si possa dire in maniera certa e 
definitiva che fossero in questo modo o nell'altro.

I: E' certamente vero che si riconosce un albero dai suoi frutti. 
Non puoi negare che l'intera nazione mostrò questo tipo di mentalità. 
Ed essi non poterono abbandonare la spada che Maometto, sotto la 
spinta di certe circostanze, consigliò loro di usare. Quando un 
qualsiasi guerriero Musulmano commetteva un'atrocità, l'intera 
nazione l'acclamava. Mi basta che tu ammetta che i seguaci di 
Maometto deviarono non appena egli scomparve. Essi combatterono in 
modo aggressivo contro gli Indù e i Cristiani, demolendo i loro 
templi e le loro chiese e costruendo al loro posto delle moschee. 
Sei pronto a definire tutte queste attività non-islamiche?
Posso darti degli esempi tratti dalle nostre scritture di come i 
profeti diano differenti insegnamenti a seconda dei tempi. Nelle 
nostre scritture il Signore Buddha è stato descritto come una 
manifestazione plenaria di Vi߆u. Si dice che abbia predicato una 
religione senza far nessun riferimento ai Veda. Questa è la visione 
degli stessi seguaci del Buddha in quel periodo storico. Perchè?
Gli Indù di quel tempo interpretavano male gli insegnamenti dei Veda 
e inondavano i loro altari con il sangue degli animali. Nessun tipo 
di religione può dirsi elevata se non si preoccupa di salvaguardare 
le vite degli esseri anche di ordine inferiore. La macellazione di 
animali, sia essa eseguita per procurarsi cibo o come sacrificio 
religioso, è abominevole. L'India intera divenne Buddhista. Non 
c'era più nessun altare per ricevere il sangue degli animali e 
nessuna casa dove si cucinasse delle carne o del pesce. Avendo così 
ottenuto l'obiettivo per cui era venuto, Egli se ne andò. La gente, 
tuttavia, non potè rimanere a lungo senza un Dio da amare. 
Sankaracarya, che è il signore Siva stesso, apparve in quel momento 
su ordine di Visnu. Egli indicò il modo di investigare sulla verità 
con l'aiuto delle scritture. La gente ricominciò ad adorare i Veda e 
l'India si liberò così del Buddismo.
Dovremmo ora ritornare al Buddismo? No di certo, perchè in questo 
caso regrediremmo. Ciò è proibito anche dalle nostre scritture.
Allo stesso modo un seguace dell'Islam, volendo seguire Maometto e 
rispettare il Corano, non deve combattere in modo aggressivo, nè 
incoraggiare gli altri a combattere con il pretesto di una guerra 
santa, jehad. Chiunque si comporti così ha solo una lealtà verbale 
verso gli insegnamenti del Corano.
Allo stesso tempo non c'è nulla di male se qualcuno pensa che una 
particolare forma di adorazione rivelata sia la migliore, se poi la 
segue fedelmente. Ma egli finisce certamente per commettere 
un'offesa imperdonabile quando pretende un'accettazione generale 
della sua fede. Ciò è sbagliato perchè, come ti ho già detto, ci sono 
diversi tipi di persone dovuto ai diversi gradi di realizzazione 
spirituale.
Gli insegnamenti apparentemente differenti dei vari profeti in realtà 
non divergono nei loro principi fondamentali. Dopo aver ricevuto un 
sufficiente grado di cultura spirituale dovremmo vedere tutte queste 
differenti religioni riconciliate tra loro. Dovremmo allora 
considerare possibile che un Indù, un Cristiano e un Maomettano si 
stringano l'un l'altro la mano.
Per quanto i profeti appaiono in tempi e luoghi differenti, nessuno 
viene per annullare gli isegnamenti dell'altro. Anzi, praticamente 
uno predica la dottrina di quelli che sono venuti prima di lui e che 
verranno dopo di lui. Perciò nell'Ampara, nel sura baiena, abbiamo 
due ayat: '2 Rasulam sinallahe italu suhufan motaha-haratan fiha 
kutubun, kaiimaha. 3 Ama takar chakal Lajina ootul kitaba illa 
mimbade ma ja-at homol bai-illaha'. Questo è il loro significato: 
"Colui che è mandato da Dio recita tutti i testi sacri in cui sono 
contenute solide verità."
Nel capitolo 2, verso 136 è stato formulato in modo imperativo che il 
battesimo islamico richiede di credere in tutti i profeti del mondo. 
Citiamo qui di seguito il verso nella traduzione di Maulvi Muhammad 
Alì, M.A., LL.B.: "Ripeti: noi crediamo in Allah e (in) ciò che ci è 
stato rivelato, (in) ciò che è stato rivelato ad Abramo, Ismaele, 
Isacco, Giacobbe e alle tribù, e (in) ciò che è stato dato a Mosè e a 
Gesù, e (in) ciò che è stato dato ai profeti dal loro Signore, noi 
non facciamo nessuna distinzione tra nessuno di loro, e a Lui ci 
sottomettiamo." Con "profeti dal loro Signore " egli vuole farci 
capire "profeti del mondo, profeti di tutte le nazioni e di tutti i 
tempi."
Evidentemente non rispetti sufficientemente il tuo profeta se 
disonori gli altri. Disonori il Corano se non rendi onore alla 
Bibbia e al Bhagavatam. Sono tutti Suoi profeti e Suoi libri.
L'imperfezione che vedi nel Cristianesimo di fatto non è 
un'imperfezione. Nel concetto di Dio 'padre' del Cristo, non 
dobbiamo vedere una relazione basata su carne e sangue. Non si 
stabilisce questo tipo di relazione in quel luogo di coscienza 
spirituale nel quale vive il Cristo. Le cose del piano spirituale 
non devono essere confuse con quelle del piano fisico, per quanto 
siano espresse in un linguaggio umano. Nel primo caso lo spirito 
risponde allo spirito, ma nell'altro la relazione è possibile solo 
attraverso l'intervento della materia. La materia non è mai 
santificata in spirito nè lo spirito degradato in materia. Lo 
spirito discende all'interno della materia, ma non deve mai essere 
designato sulla base della carne. Commette peccato chi giudica un 
profeta sulla base della carne. Quando la gente fece riferimento al 
Cristo come al figlio di Davide, Cristo disse: "Come può allora 
Davide, nello spirito, chiamarLo Signore ?" Il Signore disse al mio 
Signore: "Siedi alla Mia destra, fino a che non farò dei tuoi nemici 
il tuo poggiapiedi. Poichè Davide Lo chiama Signore, come può Egli 
essere anche suo figlio?"
Qualsiasi filosofia teista deve ricercare la relazione tra anima e 
anima e tra l'anima e Dio. La prima è automaticamente stabilita 
quando si stabilisce la seconda. "Ama i tuoi fratelli perchè siete 
figli dello stesso padre." Cristo non solo designò se stesso come 
figlio di Dio, ma designò tutti come tali. Se ami Dio come Padre, 
devi amare tutti come tuoi fratelli. Se Lo ami come il creatore, devi 
amare tutto ciò che è stato creato da Lui. Se Lo ami come il 
Signore, devi amare tutti come Suoi servitori. Certamente l'amore 
dimostratoGli come padre è molto più intenso di tutto il resto...

Il concetto vedico di Dio come "figlio" pone l'amore su basi ancora 
più elevate. In tutte le fasi esposte in precedenza, l'amore è 
controllato dal timore di una punizione e dalla speranza di un 
premio. Se non agisci come ti è stato ordinato di agire, sei 
destinato all'inferno o dojak, e viceversa se ti attieni alle 
ingiunzioni sei elevato al paradiso o behest. All'inferno i 
non-credenti sono trasformati, insieme alle pietre, in combustibile 
per il fuoco. (C. II, 24). In paradiso i credenti avranno dei 
giardini che abbondano di bellissimi fiumi e giovani ragazze per 
mogli. (C. II, 25). Ciò segna lo stadio iniziale del servizio a Dio. 
Il vero servizio non si manifesta in questa fase. La paura della 
punizione e la speranza della ricompensa mantengono il servitore 
sulla via. Egli si trattiene dal commettere errori, e questo è 
tutto. Qualsiasi piccolo servizio egli cerchi di compiere in questa 
fase è, perciò, a mala pena spontaneo. E lo fa più per il proprio 
benessere che per il piacere del suo Signore.
Nell'affetto di Nanda per Krishna non c'è egoismo, non ci può essere 
nessuna traccia di egoismo. L'amore a questo livello è spontaneo, e 
poichè l'elemento paura, che sorge in modo naturale dall'idea di 
grandezza dell'oggetto dell'amore, è interamente assente in questo 
stadio, l'amore si esprime veramente nella sua pienezza quando non è 
disturbato da ciò . Non avendo nulla da temere o da sperare dal 
figlio, il servizio del padre è spontaneo e completamente 
disinteressato. Egli si prende cura del suo Signore, ma senza 
aspettarsi nulla in cambio da Lui. Egli deve servirLo. Non importa 
se sarà mandato all'inferno o in paradiso. Egli Lo serve, e questo è 
tutto. Questo grado di servizio maturo non si realizza a meno che il 
Signore non Si situi in una posizione molto inferiore a quella del 
Suo servitore. E' un eccezionale trionfo per il servitore, uno 
speciale trionfo dell'amore, in cui il Signore Supremo, per 
compiacere il Suo servitore, si pone a quel livello per accettarne il 
servizio.
C'è un Nanda, ma anche innumerevoli altre anime che ricevono il 
privilegio di servirLo. Chiunque raggiunga questa elevazione 
spirituale è illuminato sulla vera natura dell'amore di Nanda per suo 
figlio ed ha il privilegio di sperimentare il vero affetto paterno 
verso Krishna, senza identificarsi con Nanda o con Ya‡odå. Vi sono 
innumerevoli persone che come controparti di Nanda all'interno di 
quel piano spirituale che è stato designato nelle nostre scritture 
col nome di Vraja Dhama, condividono l'amore di Nanda per Dio. 
Persino qui sulla Terra ci possono essere delle persone che hanno 
ottenuto la visione di Dio come figlio di Nanda. Il Signore Supremo 
appare nella loro mente come l'amato figlio di Nanda, nell'aspetto 
del bellissimo pastorello Krishna.
Quando Krishna vuole manifestarSi sulla Terra, appare sempre nella 
famiglia di Nanda o Vasudeva. E' un errore, però, supporre che Egli 
nasca nel senso fisico del termine. Nessun ventre terreno può 
contenerLo in sè, ma il fatto che Egli sembri appena nato, non è una 
semplice allucinazione. Vedendo ciò riscontriamo veramente che è un 
evento divino. In realtà noi non conosciamo propriamente le vie del 
Signore nella loro completezza, e non possiamo conoscerle eccetto che 
per Sua grazia. La Sua nascita non è una nascita nel senso mondano, 
quindi pur nascendo Egli non muore. Nella Gita (4.9 e 9.11) Krishna 
dice: "La Mia nascita e le Mie attività sono tutte trascendentali. 
Coloro che le conoscono per ciò che realmente sono, tornano da Me. 
Gli stolti ritengono che Io non abbia una forma e che ho assunto 
questo aspetto temporaneamente. Essi non sanno che Io, in questa 
forma, esisto eternamente. Io semplicemente manifesto la Mia forma 
su questa Terra."
Il Signore Supremo non appare nella forma umana solo per permettere 
ai Suoi servitori di essere in comunione con Lui. Coloro che sono 
capaci di stare in comunione con Dio Lo vedranno nella Sua forma 
personale sia che discenda su questa Terra sia che rimanga oltre la 
conoscenza dei mortali nella Sua eterna dimora di Vaikuntha. Krishna 
può anche essere tra di noi nella Sua forma divina senza che noi 
riusciamo ad avere una qualche connessione con Lui. Non essendo 
provvisti di una visione spirituale, non saremo mai consapevoli della 
Sua completa forma divina. Perciò, vedendoLo, non vediamo Lui. Ciò 
è dovuto a maya o il potere di illusione che Egli esercita sulle 
anime condizionate.

M: Dico io, non Gli mettete delle limitazioni quando Gli date una 
forma e una collocazione in un luogo particolare?

I: Al contrario, Lo limitiamo quando Gli neghiamo una forma. Non 
possiamo nè darGli una forma nè negarGliela. In entrambi i casi ci 
macchieremmo di speculazione mentale. Il Signore Supremo è quello 
che è, e non quello che vogliamo noi che sia. Se ha una forma noi 
non dobbiamo negarla, e se non la possiede, non dobbiamo crearGliene 
una. Nelle scritture Egli è stato rivelato con una forma. La Sua è 
certamente una forma trascendentale, composta degli stessi elementi 
di cui Egli è costituito e, contrariamente al nostro corpo che è 
qualitativamente differente dall'anima, Lui e la Sua forma sono un 
tutt'uno, un tutto indivisibile. Non solo Lui ma anche tutti gli 
esseri angelici che vivono con Lui, hanno tale forma. Nella Bibbia è 
stato detto che Dio ha creato l'uomo a Sua immagine. Ciò significa 
che ha una forma umana, ma anche in questa forma è onnipresente.

M: E' molto difficile credere che Egli appaia ai Suoi devoti in una 
particolare forma. Può anche benissimo essere un'allucinazione.

I: Può anche non essere così. Intendi dire che Hazrat Maometto era 
preda di un'allucinazione quando sentì l'arcangelo Gabriele 
parlarGli, quando vide nur elahi (la luce divina) e svenne? I dodici 
discepoli erano forse allucinati quando videro Cristo, Lo toccarono, 
e parlarono con Lui dopo la Sua resurrezione? Erano Mosè, Aronne, 
Abramo e molti altri dell'Antico Testamento preda di allucinazione 
quando sentirono Dio parlare da una coltre di nubi? Se Maometto fu 
in grado di vedere nur elahi, Nanda e altri poterono vedere Krishna 
nel nur elahi. Se lo credi per uno lo devi credere anche per un 
altro. Se le orecchie L'hanno ascoltato, anche gli occhi L'hanno 
visto. Naturalmente Egli non può essere percepito da questi occhi o 
da queste orecchie. Dobbiamo procurarci altri occhi e altre 
orecchie. Nella nostra ricerca spirituale non dobbiamo adottare il 
ragionamento che "tanto l'uva non è matura".
E inoltre da parte nostra non è questione di percepirLo, ma piuttosto 
del Suo permetterci di percepirLo. Dobbiamo essere soddisfatti di 
quel tanto di percezione che Egli, nella Sua infinita misericordia, 
ci permette di avere. Perciò, fermati pure dove sei, ma non 
sostenere "fino a qui e non oltre".
Ora, per quanto riguarda il fatto che Brahma e Siva partecipano delle 
stesse qualità divine, le nostre scritture non li considerano uguali 
a Krishna. Essi sono Suoi agenti. Anche voi credete nell'esistenza 
di una moltitudine di angeli come Suoi agenti. Brahma e Siva non 
sono altro che angeli che possiedono in varie misure la potenza 
divina. Essi eseguono i Suoi mandati, ma non danno corso ad una 
nuova direzione nelle loro rispettive sfere di attività, nè possono 
farlo. Il Signore Supremo Krishna delega loro alcuni poteri per 
abilitarli ad eseguire i loro doveri. Quelle jiva e che, nell'arco 
di una creazione, si sono mostrate spiritualmente adatte, vengono 
incaricate, nella prossima creazione, ad occupare il posto di Brahma 
e Siva. Che c'è di male nel credere nell'esistenza di una tale 
classe di jiva con delle abilità eccezionali in grado di eseguire il 
volere del loro Signore? Ogni angelo esercita, più o meno, dei 
poteri divini. Si suppone che Mosè, Cristo, Maometto ne abbiano 
fatto uso.

M: Questo è il tormento della fede.

I: Proprio così. "Dobbiamo andare avanti con fede e non con la 
vista." La verifica dei fatti spirituali è impossibile sul piano 
materiale di coscienza. Sul piano spirituale di coscienza essi sono 
visti così come la nostra coscienza ci permette. Finchè non saremo 
provvisti di una visione spirituale, dovremo accettarli così come 
essi ci vengono rappresentati. Crederemo a quello che ci è stato 
rivelato e a quello che non ci è stato rivelato. Il tormento della 
fede è ovunque. Se si applica ad una cosa, dobbiamo applicarlo anche 
ad un'altra.

M: Abbiamo la ragione. Dobbiamo fare a meno di utilizzarla?

I: Ce l'abbiamo, ma fin dove possiamo confidare in essa? Possiamo 
condurre il nostro intelletto in un reame nel quale non può andare? 
Le anime condizionate devono essere guidate da una luce divina. 
Viene riportato che Maometto abbia detto ai suoi scrivani: "Scrivete 
quello che vi dico di scrivere, ma non scrivete quello che dico." 
Perchè? Perchè il ragionamento umano è imperfetto e difettoso, 
mentre quello divino non lo è.
Ora, per quanto riguarda il rispetto delle creature di ordine 
inferiore, i Veda sono i più evoluti di tutti. Essi ci chiedono di 
avere rispetto per tutte le creature, perchè anch'esse sono anime 
racchiuse in differenti forme fisiche. In un punto il Corano ci dice 
di praticare una dieta pura. Ma è in dubbio se ciò escluda la carne 
e il pesce. Prababilmente Maometto consigliò i suoi seguaci di 
prenderli come halal o cibo puro. Il sangue, in accordo al Signore 
Caitanya, è un cibo impuro, e non dev'essere, in ogni caso, assunto 
come cibo. Una dieta a base di sangue, giustifica la malignità in 
forma palpabile e rende il consumatore incapace di pensiero 
spirituale.

M: Grazie. Si sta facendo tardi. Sono molto contento di aver avuto 
uno scambio di vedute con te. Non ho compiuto nessun studio 
comparato delle differenti religioni. Ci incontreremo un altro 
giorno. Ora vorrei chiederti solo una cosa: "Tutti gli Indù 
interpretano i Veda come te?"

I: Anche tu non puoi dire che tutti i Maomettani la pensano come te. 
Un vero Indù, un sincero seguace dei Veda, deve pensare nel modo 
corretto.
Ti ringrazio per l'opportunità che mi hai offerto di servirti. Sarò 
sempre al tuo servizio. Arrivederci.




Glossario

Corano: - (in origine Qu'ran) il libro sacro dell'Islam, creduto la 
parola di Dio come dettata a Maometto e messa per iscritto in arabo. 
Per i Cristiani la Bibbia è il libro sacro, per i Musulmani è il 
Corano e per i Vaisnava è lo Srimad-Bhagavatam.
Maulvi: - Un teologo Musulmano, un erudito della legge dell'Islam.
Nabi: - Un nawab, titolo che si dà in Pakistan ad un insigne musulmano.

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Inviato da: Angelo Russo <gaudyait@gmail.com>