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mercoledì 27 aprile 2016

Tutti in fila per stare in silenzio. Liste d'attesa fino a settembre.

Tutti in fila per stare in silenzio. Dal Nepal alla Grecia, sino alla Toscana, è boom di prenotazioni nei centri di meditazione che per dieci giorni "costringono" gli ospiti a tacere (a costo zero). Ma trovare un posto libero non è così scontato: liste d'attesa, sino all'autunno, congelano gli entusiasmi di chi cede all'impulso di purificarsi l'anima dall'oggi al domani. Anche per diventare zen, insomma, bisogna mettersi in coda. Basti pensare che solo in America più di 18 milioni di persone praticano la meditazione.

Una volta varcato l'ingresso di questi templi silenziosi le regole sono inderogabili. E' vietato parlare con il proprio compagno di stanza e con quelli con cui si condivide il pranzo. Eccezionalmente (leggi momenti di prevedibile sconforto) si può richiedere un colloquio con l'insegnante. E, naturalmente, per il periodo pattuito si mettono in un cassetto (chiuso) telefoni e tablet. Tanto rigore per cosa? La meditazione, sviluppata 2500 anni fa dal Buddha, riduce la sofferenza inutile della vita: elimina le ansie sui futuro e il rimpianto per il passato.

In un recente articolo Le Monde descrive i luoghi che offrono soggiorni combinati tra dieta, detox, sveglie all'alba, yoga e, soprattutto, assoluto silenzio. Si può scegliere tra una fattoria a Percheron sino a un boutique hotel di Creta. Uno per tutti? Il Centro vipassana "Dhamma Sumeru" offre corsi in più di 160 centri dalla Birmania al Giappone alla California sino alla Corea. Il programma è intenso. Nella maggior parte dei casi la registrazione per può essere fatta on-line. Il prezzo? Rigorosamente gratis. Tutt'al più si contribuisce con una donazione. La cosa non è casuale: a quanto pare, infatti, chi soggiorna gratuitamente si sente moralmente più condizionato a seguire le regole di chi lo ospita. In pratica non ti chiudi in bagno a fumare, o a mandare un messaggino, se non sborsi nulla. Viceversa l'arroganza occidentale del tipo "pago e faccio come mi pare" prende il sopravvento.

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