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venerdì 30 ottobre 2015

'Essere cavalcati da una strega

Ne ho sofferto per alcuni anni fino a non molto tempo fa, il medico mi diede una spiegazione troppo tecnica e rinunciai a capire... oggi finalmente leggo questo articolo su Vice!

Renzo

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Niente è spaventoso come soffocare. Il più piccolo sintomo della cosa provoca una reazione psicologica automatica; i livelli di anidride carbonica nel sangue salgono, solo di un po', e i livelli del pH nel centro del cervello dove risiedono memoria ed emozioni, l'amigdala, crollano. Poi, solo il terrore.

Sembra assurdo, ma è una buona cosa. Un cambiamento nell'aria non comporta un stimolo come quello della punta di un coltello contro la pelle o di una scottatura. Non si tratta, insomma, di dolore in senso convenzionale; quando l'anidride carbonica supera i livelli critici, in assenza di paura o panico, il corpo continua a respirare più forte e più veloce, finché non si perdono i sensi. E se la situazione non migliora in qualche modo mentre siamo sdraiati lì per terra, sopraggiunge la morte.

È come se il terrore fosse il dolore del soffocare, è l'equivalente dell'essere accoltellati o bruciati, anche se è solo un fatto chimico corporeo. Proprio il corpo è in grado di simulare l'asfissia in una circostanza davvero strana, conosciuta come paralisi nel sonno. È una sensazione-situazione talmente potente che ha alimentato abbastanza folklore nella storia dell'umanità da poterci riempire libri e libri, tutti più o meno con storie di vittime torturate da streghe e demoni. Nonostante una storia dell'umanità piena di gente scuoiata viva, lasciata in pasto a bestie e insetti, e vittima di tanti altri metodi creativi di supplizio, la paralisi nel sonno rimane comunque fuori dalla nostra portata: nel reame dei demoni.

La paralisi notturna è una specie di esperienza di pre-morte.

Per chissà quale ragione, la strega (o demone) mi ha lasciato in pace per circa 10 anni. Tra il 2000 e il 2003 mi faceva visita ogni notte, anche più volte prima della mattina, e pensavo che prima o poi mi sarei svegliato giusto in tempo per morire davvero. La sensazione data dalla paralisi e la morte vera e propria sembravano distanti tre o quattro battiti cardiaci e un respiro terribilmente faticoso.

Ma non sono del tutto onesto.

La verità è che spesso e volentieri non percepivo nessuna distanza tra le due cose. La paralisi nel sonno di per sé sembra la morte, o il momento cruciale prima della morte, o quello che immaginiamo possa essere quando abbiamo paura di stare per morire. Non sono mai stato ucciso da una paralisi prolungata, ma ho speso tantissime ore fermo nel buio della mia stanza in uno stato di appena-morte. L'altra mattina, illuminato dalla stucchevole luce arancione dell'alba, mi sono svegliato appena-morto di nuovo. La sensazione è durata per un'eternità, poi è scomparsa.

"Essere cavalcato da una strega" è il termine tramandato nel folklore del Sud America per descrivere la paralisi nel sonno. Ci sono molte altre leggende al mondo. Alle Fiji, si dice kana tevoro, o essere divorati da un demone. Alle volte si aggiungono grida come kania! kania! ("eat! eat!") pronunciate dalle persone che assistono la vittima e cercano di prolungare l'esperienza e farla a comunicare con i morti. In Turchia, è il djinn (un altro demone) che strangola le persone nel sonno e l'unico rimedio è leggere passi del Corano. In certe parti della Cina, è un topo che ruba il respiro. Nel folklore catalano è un cane gigantesco che entra nella stanza e si siede sul petto della persona mentre dorme. (Il folklore catalano è il migliore.) In generale, però, si riscontrano varianti del concetto di strega o demone che soffoca e tortura la propria vittima.

C'è persino un horror svedese sul fenomeno.

La paralisi nel sonno non è altro che il cervello che si sveglia prima del corpo, crudelmente. Sei lucido e sveglio ai piani alti, ma il tuo corpo in pratica non funziona. Una caratteristica tipica del fenomeno è la sensazione di respirare con un muro di mattoni crollato sul petto. Si possono fare alcuni movimenti, in realtà, ma è come dover lottare contro quell'ammasso di mattoni. Ciò nonostante, sono riuscito a rotolare su me stesso fino al pavimento più volte di quante ne sappia contare. Suona assurdo, ma neanche quello è servito a interrompere la paralisi; più spesso, il fenomeno finiva perché mi riaddormentavo, per poi svegliarmi completamente (corpo e mente) poco dopo. I sogni che sopraggiungono nello spazio tra gli episodi di paralisi e il risveglio vero sono assolutamente fuori dalla norma—allucinazioni, esperienze extra-corporee, roba da Nightmare on Elm Street.

La cosa strana è che in quegli anni non ho mai parlato della cosa con un medico. Lo ammetto, tendo a evitare i medici finché le situazioni non sono del tutto fuori controllo, cosa che è stata particolarmente vera tra la mia adolescenza e i miei vent'anni. Ma guardando indietro faccio fatica a capire perché svegliarmi morto ogni mattina non mi abbia spinto a prendere in mano la situazione.

Questa mia riluttanza c'entra forse con la sensazione che la paralisi fosse aldilà delle competenze di un medico. Tra le varie malattie che ho avuto negli anni, ero in grado in genere, ad un certo punto, di riprendere il controllo e avere uno sguardo obbiettivo sulla situazione. Non è stato così per la paralisi nel sonno; accade in uno stato che sembra, da una certa prospettiva, così personale da andare oltre la medicina (proprio come i sogni); da un'altra prospettiva, l'esperienza somiglia a qualcosa di impossibile da correggere. In pratica, la paralisi nel sonno sembra non avere una vita oggettiva. Questa esperienza è descrivibile come una completa incapacità di interagire col mondo reale, mentre si è forzati a restarci dentro. È la cosa più personale che possa concepire e, in quanto tale, non può avere senso nello stesso contesto di una soluzione medica, non nel senso comune del termine.

È un cane che si morde la coda privo di logica scientifica e se avete letto altro di quello che ho scritto per questo (http://motherboard.vice.com/author/MichaelByrne) sito, potrebbe sembrare anche equivoco. Bé, la sensazione è strana fino a questo punto.

La scienza in qualche modo mi dà ragione. La paralisi nel sonno è considerata una parasomnia, ovvero un disturbo del sonno che implica fare qualcosa di tendenzialmente strano. Altri esempi includono il sonnambulismo, la sexsomnia e mangiare nel sonno. Morire nel sonno è annoverata tra queste, benché prevedano tutte una condizione di "risveglio parziale" (che prende diverse forse a seconda delle diverse fasi del sonno.) Il sonnambulismo, per esempio, è l'opposto della paralisi nel sonno. Il cervello della persona rimane addormentato, mentre il corpo è sveglio o almeno non immobile. (Peraltro, quanto è inquietante che il cervello possa spegnere un interruttore e annullare completamente la capacità di muoversi?) Il sonnambulismo, forse perché ha conseguenze potenziali molto più complesse, è studiato in modo molto più approfondito, mentre il caso inverso rimane nel reame del folklore e dei blog post.

Uno studio del 2012 sulla rivista Consciousness and Cognition prova a mettere insieme secoli di folklore "straordinariamente coerente" sulla paralisi nel sonno con la neurofisiologia del sonno. C'è molto di più di un semplice fenomeno abbastanza terrificante da portare la vittima a puntare il dito contro forze sovrannaturali.

La sensazione specifica di "essere cavalcati da una strega" si ricollega perfettamente a roba cerebrale reale. Ad esempio, la paralisi nel sonno induce uno stato di "ipervigilanza" nel cervello. Si tratta di una condizione specifica in cui una persona entra in una modalità di allerta estrema e ogni senso si acutizza. Il risultato è un percezione degli stimoli del mondo reale assurdamente esagerata. È uno dei criteri di diagnosi per la PTSD, e quando l'ansia che ne risulta impenna, cominciano i deliri e le allucinazioni. Secondo l'articolo, questa è la strega, l'altra persona nella stanza che toglie il respiro dal petto della vittima.

In realtà, l'ipervigilanza spiega solo la strega, non la perdita del respiro. Questa sensazione si collega a un altro fattore. Questo fattore, biologicamente parlando, è dovuto ad una iper-polarizzazione dei motoneuroni. In altre parole, diventa molto difficile trasmettere un segnale giù per il sentiero dei neuroni motori (quelli che controllano i movimenti dei muscoli) per colpa di un aumento del potenziale elettrico tra neuroni diversi. Ci vogliono più scintille per far arrivare il messaggio del cervello nei punti in cui deve arrivare, tipo i muscoli del diaframma.

Questo è ciò che succede normalmente quando siamo nella fase REM del sonno. Dopo tutto, respirare è di per sé un riflesso involontario; non abbiamo bisogno di sparare messaggi dal cervello cosciente al diaframma per far funzionare la respirazione. Va da sola. I sensori intorno al cuore individuano i cambiamenti nel pH del sangue dovuti all'aumento e alla diminuzione dell'anidride carbonica (vedi sopra), e inviano messaggi al centro della respirazione che è nel cervello, nella Medulla oblongata, che invia le risposte appropriate ai polmoni. Chiaro e semplice.

Ad ogni modo questo è il peso da sopportare. Il corpo disattiva da solo i neuroni motori perché crede che tu stia dormendo e non vuole che ti muova. Ma durante la paralisi nel sonno sei solo mezzo addormentato, si tratta di una collisione tra gli stadi di sonno REM (corpo paralizzato, cervello in stato di incoscienza, attività onirica) e lo stato di veglia, due stadi connessi dal sonno NREM (nessun movimento rapido degli occhi e assenza di sogni). Lo stato NREM caratterizzato in parte dal corpo non paralizzato, comprende esso stesso diversi stadi, il primo dei quali coinvolge la transizione dallo stato di veglia a quello dell'incoscienza. Durante la paralisi nel sonno, assistiamo a una sovrapposizione di questi stadi, il corpo è ancora paralizzato come nel sonno REM ma il cervello emette onde alfa, segnale dello stato di veglia. Nello stato di coscienza, le onde alfa sono associate al riposto o al rilassamento mentre quelle beta associate alla concentrazione ed essenzialmente alle risposte del corpo allo stress. Il primo studio neurofisiologico sulla paralisi del sonno, è stato svolto da Takeuchi con altri ricercatori solo 20 anni fa e ha rivelato che anche le onde beta vengono emesse durante il sonno. Questa cosa non accade durante il sonno normale. Le onde beta significano stato di veglia completo.

I fattori di rischio per la paralisi nel sonno sono spesso correlati alle sostanze chimiche presenti nel cervello e alle abitudini del sonno: depressione, ansia, eventi traumatici, disturbi post traumatici da stress e privazione del sonno. All'epoca dei miei episodi di paralisi, facevo i turni di notte in un hotel mentre di giorno andavo a scuola. Di solito dormivo tra le sei e le dieci di sera o un'oretta intorno alle cinque di mattina sul pavimento di un ufficio con un cuscino e una coperta che nascondevo in uno schedario. 
Ero messo piuttosto male e, parlando in generale, a livello psicologico stavo uno schifo (ero allo sbando) e il tutto era peggiorato dalla mia abitudine di sospendere e poi riprendere l'utilizzo di psicofarmaci tutto il tempo. Forse queste è parte dei motivi per cui non sono mai corso a farmi vedere da un dottore: ero comunque un caso perso e all'epoca svegliarmi morto mi sembrava una cosa piuttosto ragionevole.

È sorprendente e in qualche modo catartico quando si scatena la paralisi nel sonno. Normalmente viene seguita da un altro stadio di sonno normale e alla fine da un risveglio regolare e senza paralisi. È la sensazione di sollievo più liberatoria che possiate immaginare, come ritrarre una mano tenuta sopra una fiamma ed è seguita da diverse ore in cui ci si sente come accartocciati e completamente spossati. È un bell'effetto: una sorta di incendio soffocante che ti purifica o qualcosa del genere...ma non la raccomanderei a nessuno.