L’Oms ha rivisto le sue stesse direttive che stabilivano che la puerpera avrebbe corso dei rischi se la cervice uterina non si dilatava di un centimetro l’ora nella prima fase del travaglio. Questo porta, nel caso in cui la dilatazione non sia così marcata, all’uso di farmaci come l’ossitocina e di ricorso troppo frequente al taglio cesareo anche quando non indispensabile.
Aggiungete poi che molto spesso si tende ad accelerare il parto anche in funzione dell’organizzazione del personale ospedaliero, quindi per motivi che nulla hanno a che fare con la madre o il nascituro. In Italia i cesarei sono passati dal 10% degli anni ‘80 al 37,5% del 2014.
Ora l’Oms chiede ai medici di rispettare le partorienti consentendo loro di decidere come e quando partorire, considerando che ogni donna è unica. E soprattutto di non aver fretta.
“Se la madre e il bambino sono in buone condizioni, non c’è alcuna ragione di accelerare il parto”, ha detto la dottoressa Princess Nothemba Simelela, responsabile del settore Famiglia, donne, bambini e adolescenti dell’Organizzazione.
In particolare le direttive precisano la necessità di assicurare il rispetto per le partorienti e di consentire di poter decidere in merito alla gestione del dolore, alle posizioni da tenere durante il parto… insomma anche l’Oms si adegua alla logica del buon senso.
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